Tra accuse di tangenti e legami coi clan, la politica a Foggia è un caos

Tra accuse di tangenti e legami coi clan, la politica a Foggia è un caos
Il confronto tra accusatore e accusato, politici di spicco al centro di un’inchiesta che ha sconvolto Foggia, è rimandato, ancora una volta. Lunedì 6 settembre il tribunale ha stabilito il rinvio, il secondo in tre mesi, dell’incidente probatorio dell’ex presidente del consiglio comunale Leonardo Iaccarino, atto con cui dovrebbero essere “cristallizzate” le sue dichiarazioni contro l’ex sindaco Franco Landella nell’ambito di una inchiesta sulle tangenti al Comune di Foggia. Iaccarino – arrestato per corruzione, tentata indizione indebita e peculato il 30 aprile scorso e tornato libero il 10 giugno – deve essere sentito circa l’ipotesi di tentata concussione fatta da Landella ai danni di un imprenditore. Landella, esponente della Lega, si è dimesso dall’incarico di sindaco il 4 maggio ed è stato arrestato il 21 maggio con l’accusa di corruzione e tentata concussione. Dieci giorni dopo è tornato in libertà.

L’inchiesta sul Comune

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Secondo quanto ricostruito finora dalla procura, l’ex sindaco avrebbe chiesto all’imprenditore 500mila euro prima (poi scesi a 300mila) per subentrare nell’appalto per il “project financing” dei lavori di riqualificazione e adeguamento del sistema di illuminazione della città, un appalto da 53milioni di euro. L’ex primo cittadino respinge queste accuse, fondate principalmente sulle dichiarazioni dello stesso Iaccarino sulla base di confidenze ricevute dall’imprenditore interessato al progetto. Nel corso dell’udienza di lunedì, alcuni difensori dei 14 indagati coinvolti nell’inchiesta sulle presunte tangenti al Comune di Foggia (che ha coinvolto, a vario titolo, oltre all’ex sindaco anche la moglie Daniela Di Donna e altri assessori e dirigenti comunali) hanno sollevato di fronte al giudice una serie di dubbi sull’utilizzo del trojan per intercettare l’ex presidente del consiglio comunale: gli avvocati hanno ricordato che l’utilizzo dei trojan nelle inchieste per reati contro la pubblica amministrazione è consentito soltanto dal 1° settembre 2020, ragione per cui ritengono che non potesse essere utilizzato in questa indagine. Inoltre i difensori degli indagati hanno messo in discussione anche l’utilizzo di alcune intercettazioni eseguite in un altro procedimento contro la pubblica amministrazione che però, secondo loro, non sarebbero connesse con quello su Iaccarino e Landella. Il gip del tribunale di Foggia, Antonio Sicuranza, si è preso dieci giorni per decidere e si tornerà in aula il 16 settembre.

Le ragioni dello scioglimento per mafia

“La mafia foggiana ha acquisito consistenza e pericolosità espansive assai elevate, ponendosi come organizzazione criminale dotata di notevole offensività e pericolosità sia nei confronti della società civile sia dell’economia e del regolare svolgimento delle attività delle pubbliche amministrazioni”Relazione del prefetto sul commissariamento di Foggia

Intanto i cittadini hanno la possibilità di conoscere nel merito le ragioni che hanno portato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a firmare il decreto con cui il 6 agosto scorso ha sancito lo scioglimento del consiglio comunale di Foggia per infiltrazioni mafiose affidando la gestione della città a commissari. Allegata al decreto presidenziale c’è la relazione della prefettura di Foggia che riepiloga le scoperte fatte dalla commissione di accesso agli atti che dall’8 marzo scorso ha vagliato le decisioni dell’amministrazione foggiana alla ricerca di indizi sui condizionamenti da parte della criminalità organizzata. “L’esigenza di avviare accertamenti in ordine all’amministrazione comunale di Foggia è scaturita dagli approfondimenti informativi svolti dalle forze di polizia a seguito dell’adozione di informazioni interdittive antimafia nei confronti di imprese legate da rapporti contrattuali con il Comune di Foggia e anche sulla base di esposti che segnalavano contiguità tra alcuni amministratori con ambienti della criminalità organizzata”, premette questo documento di 135 pagine e pieno di omissis.

Il focus dei commissari prefettizi sul contesto politico è iniziato dal 2014 verificando anche tutta una serie di minacce ad amministratori comunali che ha fatto emergere “la sussistenza di una preoccupante situazione di pressione criminale sui rappresentanti delle locali pubbliche amministrazioni”. Altrettanto preoccupante è il giudizio emerso nella relazione sulla mafia foggiana che da tempo “ha acquisito consistenza e pericolosità espansive assai elevate, ponendosi come organizzazione criminale dotata di notevole offensività e pericolosità sia nei confronti della società civile sia dell’economia e del regolare svolgimento delle attività delle pubbliche amministrazioni”.

Foggia commissariata per mafia: sul Comune “pressanti condizionamenti”

I rapporti tra politica e clan

La relazione menziona anche i consiglieri comunali in contatto con esponenti della criminalità, rapporti che avrebbero influenzato l’attività amministrativa. Come quello tra Liliana Iadarola, esponente di Fratelli d’Italia, e il suo compagno, un soggetto contiguo alla criminalità: “Le intercettazioni – si legge nella relazione – rivelano che la consigliera comunale discuteva anche di questioni politico-amministrative con il compagno pregiudicato”. Il riferimento è al progetto di potenziamento del sistema della videosorveglianza in città: “Gli intendimenti degli intercettati, per quanto si evince dalle conversazioni captate – scrive ancora il prefetto di Foggia, Carmine Esposito – hanno l’obiettivo precipuo di svuotare di contenuto ogni iniziativa finalizzata al rafforzamento di dispositivi elettronici in argomento nella nota realtà foggiana, caratterizzata da un’elevata incidenza dei reati predatori e soprattutto fortemente soggiogata dalla mafia della società foggiana”.

C’è poi ancora la vicenda dell’ex assessora Erminia Roberto, che avrebbe avuto “una sistematica prossimità a soggetti contigui a una delle batterie di cui si compone l’associazione mafiosa denominata Società foggiana, in occasione dell’esercizio di funzioni istituzionali”, è scritto nella relazione. Per la commissione prefettizia il “ruolo ricoperto dalla consigliera, quale assessora ai servizi sociali, non giustifica le interlocuzioni sistematiche con un soggetto che la stessa conosce quale appartenente ad una famiglia mafiosa – le quali, al più rientrerebbero nelle competenze degli organi di gestione – ma anzi le rende incomprensibili se non alla luce di rapporti confidenziali, inammissibili per un amministratore locale”. La relazione dà conto di un episodio che desta particolare stupore: “Nell’esercizio dell’attività istituzionale – si legge ancora – l’assessora usava finalizzare la consegna pro manibus di denaro a titolo di contributo assistenziale ai destinatari ai quali consegnava contestualmente volantini elettorali”. Il prefetto Esposito non ha dubbi: “È difficile – scrive – ipotizzare solo malcostume amministrativo, per quanto riprovevole, quando uno dei beneficiari appartiene a una famiglia mafiosa”.

All’attenzione dei commissari nominati dal prefetto anche un presunto voto di scambio la cui vicenda è ancora all’attenzione della procura di Foggia. Quaranta euro in cambio di un voto: soldi che sarebbero stati consegnati solo dopo la prova della foto della scheda elettorale. La relazione parla di “un sistema illecito davvero organizzato con meticolosità che si è potuto pregiare di un passaparola vincente e capillare che ha coinvolto un numero importante di personaggi, ovviamente garantito da un rilevante investimento economico da parte di qualcuno e/o di coloro che avevano interesse alla vittoria elettorale di un determinato candidato”.

Il voto di scambio politico-mafioso, quattro domande (e alcune note) sul 416 ter

Appalti e servizi ai clan

Sotto la lente di ingrandimento anche i servizi e i relativi appalti: dal cimitero alla pubblica illuminazione, dalla videosorveglianza ai tributi. Attività in cui la commissione ha avuto modo di “rilevare sistematicamente illegittime procedure di aggiudicazione ma – e questo risulterà ancor più grave quanto in incontrovertibile – la circostanza che i titolari o prossimi congiunti affini o sodali delle società che erogano detti servizi risultino collegati direttamente o indirettamente nel mondo della criminalità organizzata foggiana in un inquietante intreccio tra gestione del bene pubblico e il mondo criminale del malaffare”.

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