Il Trionfalismo degli europeisti smentito dai fatti: l’Italia ipotecata dalla Troika

Il Trionfalismo degli europeisti smentito dai fatti: l’Italia ipotecata dalla Troika

di Luciano Lago

Per il Premier Giuseppe Conte, il rientro da Bruxelles dopo la maratona dei negoziati sul bilancio dell’UE , ha segnato un momento di tripudio e di autocelebrazione. Un “successo”, secondo Conte e la sua squadra di governo, celebrato in pompa magna.

Non potevano mancare tutti i media e i commentatori del mainstream, compattamente schierati con il più convinto filo europeismo, ad annunciare la grande vittoria dell’Italia a Bruxelles e la scofitta dei “sovranisti”, segnando quella del 21 Luglio come una giornata storica. Sarà veramente così?
Conte ha annunciato l’arrivo di molti denari, una parte di quelli promessi è vero ma sempre risorse importanti, dichiando orgogliosamente che l’Italia sarebbe stata il principale beneficiario del fondo di recupero del coronavirus da 750 miliardi di euro, ne dovrebbero spettare ben 209: 82 miliardi di sussidi e 127 di prestiti.
Non subito naturalmente ma nel 2021/2022/2023, ci vuole quindi tempo per le imprese con l’acqua alla gola ma intanto….che paghino le tasse in scadenza a Luglio e Settembre. Ma siamo sicuri davvero che quei soldi arriveranno a destinazione? Il dubbio è più che lecito.
Sarà per questo che il trionfalismo di Conte e soci, celebrato con un grande successo dell’Italia nelle prime ore di martedì mattina, potrebbe essere fumo negli occhi e di breve durata poiché il compromesso ottenuto incontra le aspre critiche da parte degli osservatori ed analisti più attenti.

In base all’accordo concluso a Bruxelles, i paesi devono impegnarsi a seguire un piano di risanamento nazionale, in particolare di riforme economiche strutturali, al fine di accedere alla porzione di sovvenzione di quei tanti miliardi di euro del pacchetto di salvataggio, progettato per mitigare le ricadute economiche della pandemia di coronavirus.

L’accordo conferisce legalmente alla governance dell’UE il potere di ritardare o bloccare i pagamenti qualora ritenga che il paese che deve ricevere tali pagamenti non stia rispettando gli impegni di riforme approvate e certificate da Bruxelles.
Ecco quindi la “trappola” tesa dalla UE e dalle oligarchie che comandano a Bruxelles: eseguite le direttive o rimarrete senza i fondi europei che vi serviranno per uscire dalla crsi. Un ricatto in piena regola ammantato da “condizionalità” necesarie, un eufemismo per non parlare di condizioni capestro.

Conte con la Merkel e Macron

In Italia, le condizioni legate alle sovvenzioni sono intese come lo spettro della cosiddetta Troika – il gruppo decisionale formato dalla Commissione europea, dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario internazionale – che diventa sinonimo della punizione di austerità inflitta alla Grecia a seguito della crisi del debito del 2015 e del conseguente massacro sociale imposto alla popolazione greca. Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Alcuni commentatori (di destra e di sinistra) hanno detto che occorre guardare in faccia coloro che hanno consegnato l’Italia con le mani legate alla Troika per le conseguenze che deriveranno da questo accordo definito capestro. Gli si può forse dare torto?

Le critiche da destra affermano che l’accordo indebolisce la sovranità italiana e si avverte che questo potrebbe porterà di sicuro alle richieste dell’UE di cambiare la legislazione in materia di pensioni, sanità e spese sociali, misure che erano state approvate dal precedente governo giallo verde.
Il corona virus ed il recovery found è un “cavallo di Troia” che ha permesso all’Europa di assumere il controllo dell’Italia, come ha affermato Roberto Fiore, a capo del partito Forza Nuova di estrema destra. “La Troika ha vinto”, ha detto su Twitter . “Riceviamo 68 miliardi di € in sovvenzioni a un prezzo molto alto – ogni residuo residuo della nostra sovranità”.
Si può facimente capire, esaminado i termini dell’accordo, che la governace europea si riserva di approvare e rigettare le possibili riforme che attueranno i governi di Roma anche sulla base delle ispirazioni politiche che questi governi avranno in conformità con la UE. Tanto più è facile prevedere che la UE porrà ostacoli a possibili governi che non siano conformi alla linea prevalente in Europa, liberista e globalista.

Le forze di opposizione (Lega e FDI) hanno in parte subdorato la trappola ma si astengono dall’indicare chiaramente le alternative quali uscita dall’euro, emissione di moneta nazionale e rescissione dei trattati europei. L’ambiguità caratterizza la linea di formale opposizione delle formazioni di destra, con una loro sostanziale acquiescenza alla dittatura tecno finanziaria (e sanitaria).
Già da tempo entrambe queste forze hanno rinunciato a chiedere l’uscita dall’euro, l’unico passo sostanziale di rottura del sistema della gabbia finaziaria in cui si trova l’Italia e questo la dice lunga sul ruolo di queste forze.
Sarà invitabile per l’Italia, sotto il ricatto della governace europea, procedere a quelle misure di austerità come riduzione delle pensioni , tagli alle spese sociali , tassazione del patrimonio immobiliare, che sono considerate necessarie nella visione liberista degli economisti di Bruxelles. Questo oltre a procedere alle privatizzazioni dei servizi e delle aziende pubbliche (ENI, ENEL, Telecom, ecc..) che saranno richieste dalla governance della UE. Gli interessi delle grandi lobby presenti dietro la Commissione europea saranno soddisfatti e ci sarà da spartirsi un buon bottino di aziende e patrimonio che apparteneva una volta all’Italia.
“L’Europa ce lo chiede” torneranno a gridare i vari Conte, Di Maio, Zingaretti, Renzi, Gentiloni e compagnia cantante. “Bisogna ridurre il debito”, ci racconteranno. Applaudiranno anche Berlusconi e Romano Prodi, quest’ultimo già protagonista delle grandi privatizzazione degli anni ’90 (leggi spoliazione del patrimonio industriale italiano).

Non è un caso che la linea degli intransigenti (o frugali) paesi del nord Europa ha ottenuto che negli accordi sia inserito un “super freno di emergenza” in base al quale i singoli Stati possono ritardare i pagamenti fino a tre mesi, soggetti alla revisione da parte dei leader dell’UE e sotto la supervisione del Commissione europea.
Saranno la Ursula von der Layen e la Merkel, oltre al cane da guardia olandese, Mark Rutte, a vigilare sulle riforme dell’Italia e basterà un qualche intoppo, una qualche difformità a far alzare il cartellino rosso per bloccare l’erogazione dei fondi. Non c’è dubbio: un bel risultato.

Migranti ion Italia

Non si può escludere poi che, fra le riforme da attuare, ci sarà quella delle procedure per l’accoglienza dei migranti, un vecchio pallino della Commissione Europea, mai soddisfatta dell’accoglienza offerta dall’Italia delle ondate di migranti sche sbarcano sulle sue coste.
Che si provi qualsiasi governo italiano a rifiutarsi di adempiere alle procedure di accoglienza,: l’arma di ricatto del blocco delle erogazioni finanziarie potrà essere invocata da qualsiasi paese. E questo avverrà anche per molte altre questioni, come facile prevedere, come per l’istituzione di una polizia europea, per una censura sulle opinioni che seminano odio, per gli anti gender, per gli anti LGBT, ecc..
In pratica sarà un commissariamento di fatto dei governi che verranno nei prossimi anni su cui vigileranno i tecno burocrati della UE, una forma surrettizia di cedimento di ogni residua sovranità del paese.
“L’Europa ce lo chiede”, tapperà la bocca a qualsiasi critica ed opposizione.

veronulla