Il Paese ha bisogno di nuova sinistra

A volte bisogna morire per risorgere, è l’unica strada percorribile per dare via a un nuovo inizio. Se il Pd cede alla ritualità di un congresso che “cambia tutto per non cambiare niente”, rischia di diventare, suo malgrado, un ostacolo a un processo che altri sono pronti a innescare – penso alle tante realtà sociali e culturali che non si sentono rappresentate –. Le ultime elezioni hanno consegnato il Paese al centrodestra, segnando la netta sconfitta del Partito democratico, la cui storia politica rischia di giungere al capolinea se non matura una svolta reale. È necessario costruire una nuova sinistra che si ispiri – oltre che ai valori socialisti, comunisti e cattolici – a quell’insieme di culture che si stanno formando attorno alle grandi sfide odierne: le guerre, il cambiamento climatico, la lotta alle mafie e alla corruzione, le politiche migratorie, le disuguaglianze. 

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Riavvicinarsi alla persone

Più che convocare, il partito dovrebbe farsi convocare da una società che ha dimenticato

Per dare vita a questo nuovo campo politico, è fondamentale anche il contributo del Pd, a patto che non ripeta gli errori fatti negli ultimi anni, quando ha solo pensato a consumare un segretario dietro l’altro in virtù di un’identità sbiadita, rimanendo alla larga dai problemi reali delle persone. Sia chiaro: senza un deciso cambio di paradigma, questa nuova sinistra non può nascere. Esiste un mondo, anche di imprese, che fatica a trovare una politica disposta ad ascoltarlo, che ancora non ha trovato un interlocutore capace di tradurre in pensiero e azione quello che loro ogni giorno fanno.

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Sogno una sinistra che riscopra alcuni grandi valori e che abbia l’ambizione di governare senza cedimenti e senza annacquare la propria proposta, dimostrando che si può guidare un paese avendo a cuore la lotta alle disuguaglianze e alla povertà, schierandosi a difesa dei beni comuni, per l’accoglienza e la pace. Non so se l’appello che abbiamo firmato avrà successo e sarà accolto dal Pd, ma alcune battaglie vanno comunque fatte anche quando le probabilità di uscirne sconfitti sono elevate. Vedo però del fermento, sento dire che il Pd deve cambiare le regole, rifondare e non limitarsi al solito Congresso. Più che convocare, il partito dovrebbe farsi convocare da una società che ha dimenticato.

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Una responsabilità passiva

Non critico il Pd per avere sostenuto certi governi, in particolare l’ultimo esecutivo guidato da Mario Draghi. Semmai rimprovero al partito di non avere affiancato al legittimo senso di responsabilità di assicurare un governo al Paese, la capacità di continuare a fare politica. Sostenere Draghi non significava identificarsi con la sua agenda; rinunciare a un programma per rafforzare la sanità pubblica in Italia, a comunicare agli italiani che si è sbagliato a votare il Jobs Act; a un progetto sulle politiche migratorie. Così come votare per l’invio delle armi in Ucraina, non doveva significare rinunciare ad adoperarsi per costruire la pace. 

In questi anni il linguaggio della destra ha abbondato di demagogia e populismo, ma nel frattempo la sinistra è rimasta a guardare in silenzio, al massimo qualche balbettio, quando invece avrebbe dovuto agire e mostrare con orgoglio le proprie idee, senza assumere un atteggiamento rinunciatario nei confronti dei suoi valori fondanti. 

Il modello attuale sul quale si basa la nostra società è fallito e dobbiamo avere la forza di costruirne un altro, bisogna ripensare il modo di stare al mondo, altrimenti verremo travolti. 

Il ruolo del Movimento 5 Stelle

Questo nuovo corso non può prescindere dal Movimento 5 stelle, finalmente approdato al campo progressista dopo anni di identità sfocata. Ricordo quando dicevano di non essere nè di destra nè di sinistra, ma in realtà erano entrambe le cose: Basti pensare che una parte importante del loro elettorato ha contributo alla vittoria di Giorgia Meloni. Mi spaventa questa loro presunzione di credersi nuovi portatori di idee progressiste, penso sia un atteggiamento che non contribuisca alla costruzione di una forza politica all’altezza delle sfide che ci attendono. 

Una cosa è certa: da solo non ce la fa nessuno. Se non è nata un’alleanza alle ultime elezioni è per l’assenza di un cantiere dove ciascuna forza politica potesse contribuire con le proprie idee. Se tutte le forze che non sono di centrodestra si fossero unite, il risultato sarebbe stato diverso. La destra non ha conquistato più consenso rispetto al passato, semmai c’è stato un passaggio di voti tra i partiti della coalizione. Rimango convinta che il nostro non è un Paese di destra, o perlomeno non lo è se la sinistra fa bene il suo mestiere.

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Coinvolgere la Chiesa

Papa Francesco ha ricordato più volte “che abbiamo libertà di coscienza ma non di indifferenza”

Non può mancare neppure il contributo del mondo cattolico, che nel prossimo parlamento non sarà rappresentato. Una realtà ancora ricca e capillare, che rischia di essere ininfluente nei processi politici del nostro Paese. Gli esponenti della Chiesa italiana, a cominciare da Papa Francesco, hanno ricordato a più riprese “che abbiamo libertà di coscienza ma non di indifferenza”. La Chiesa deve essere coinvolta in questo processo di rigenerazione democratica attraverso una catechesi civile, un’educazione del popolo di Dio anche alla cittadinanza.

Dalla parte della Costituzione

Qualche volta ho l’impressione che la lotta al fascismo e la difesa dei principi costituzionali siano un lusso che tanti italiani non possono permettersi

In attesa che si formi il nuovo governo, più che le politiche della destra mi preoccupa lo stato di salute dell’opposizione. Non riusciremo a proporne una costruttiva se non troveremo la soluzione dei tanti problemi che tengono prigionieri la maggioranza degli italiani. Dobbiamo rafforzare il nostro radicamento ai valori costituzionali che vedo ogni giorno affievolirsi. Temo certe affermazioni, ad esempio quando si dice che la nostra Costituzione è vecchia e va riformata. Riunirsi sotto la difesa della Costituzione, però, non basta. Qualche volta ho l’impressione che anche la lotta al fascismo e la difesa dei principi costituzionali sia un lusso che tanti italiani non possono permettersi. Il Paese è stremato, basta ascoltare le persone che si dibattono ogni giorno per un lavoro che non c’è o se c’è è mal pagato. Che hanno a che fare con la mancanza di servizi e vivono la fatica di esercitare responsabilità educative in un mondo nel quale sono sempre più assenti i riferimenti e le agenzie educative. Guai a non fare le battaglie, ma serve mostrare vicinanza e comprensione nei confronti dei problemi con i quali ogni giorno questa gente combatte. È un bel dire “ti mobilito per difendere la Costituzione” a chi la mattina si alza per andare a lavorare in condizioni precarie, a chi ha una famiglia da mantenere, affitti e bollette da pagare e vive nelle periferie abbandonate al loro destino. Occorre rispondere a questi bisogni perché anche queste persone possano convintamente partecipare alla difesa della nostra Costituzione. 

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