I colletti bianchi dietro la maxi-truffa dei clan all’Ue

I colletti bianchi dietro la maxi-truffa dei clan all’Ue
Si era fatto dare un’auto da 55mila euro, diverse cisterne di nafta del valore di duemila euro ciascuna e oltre 30mila euro. Questo era il prezzo di Giovanni Bozza, funzionario della Regione Puglia e una delle figure centrali nell’operazione Grande carro che documenta gli interessi della società foggiana nelle energie rinnovabili e nei fondi dell’Unione europea. L’inchiesta si divide in due parti che approfondiscono due diversi metodi di sostentamento del clan Delli Carri, costola dei Sinesi-Francavilla. Da un lato, atti intimidatori, minacce ed estorsioni dirette ai titolari di alcune imprese con l’obiettivo di ottenere il “controllo delle attività produttive legate al settore eolico nelle zone al confine tra la Puglia e l’Alta Irpinia”. Dall’altro, le truffe sui finanziamenti comunitari: l’accusa è di aver frodato l’Ue per circa 16 milioni di euro sfruttando le competenze di due imprenditori agricoli e la complicità di tre funzionari regionali incaricati di approvare le istruttorie iniziali e finali dei finanziamenti. 

Imprenditori e funzionari a servizio dei boss

Gli imprenditori Antonio Andreano e Antonio Ippedico avevano messo a punto un sistema articolato: documentavano produzioni agricole inesistenti, lavori mai eseguiti e l’acquisto di attrezzature industriali da società rumene o bulgare, comprate in realtà in Italia a metà del prezzo dichiarato. Ma la frode non sarebbe stata possibile senza qualcuno pronto a chiudere gli occhi o a dichiarare il falso nell’ufficio della Regione deputato ai controlli. Secondo gli investigatori, Bozza, il solo imputato per “sistematica corruzione”, era “un elemento necessario”: “un soggetto – si legge nell’ordinanza – da ritenersi costantemente a disposizione del sodalizio” mafioso, che “dimostra la capacità di penetrazione della società foggiana nella pubblica amministrazione” e, in particolare, “nel settore nevralgico per le frodi comunitarie”: l’ufficio provinciale agricoltura di Foggia. 

Nell’aprile del 2013, per esempio, il funzionario avrebbe preso in mano la pratica di finanziamento della ditta di Incoronata Andreano, figlia di Antonio, approvando la spesa di 472mila euro per la costruzione di serre metalliche a vetri. La realizzazione dell’opera, sulla carta testimoniata da contratto di vendita e fatture emesse da una società in Romania (la Sc real utilaje agria srl, intestata a una prestanome ricorrente, Morena Cono), non è però mai avvenuta: al suo posto c’erano serre in plastica che Antonio Andreano aveva comprato da un’azienda in provincia di Potenza per 250mila euro. 

Ulteriori figure a supporto dei Delli Carri sarebbero state il progettista Manlio Livio Cassandro e il geometra Raffaele Angelo Drago, tutti e due firmatari di relazioni false. Stando alle intercettazioni, Antonio Andreano avrebbe messo a disposizione del clan anche l’ex consigliere regionale Giuseppe Lonigro, che si sarebbe impegnato per l’approvazione delle pratiche dei fondi europei in cambio di un sostegno alle elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale di Foggia, nel 2014, e l’elezione del consiglio regionale nel 2015.

Da lavialibera n° 10

 

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